La stretta relazione tra infiammazione da cibo e insorgenza della tiroidite di Hashimoto

TAGS: CITOCHINA, B CELL ACTIVATING FACTOR (BAFF), DISTURBO TIROIDEO, INFIAMMAZIONE DA CIBO, MALATTIA 
Esiste una precisa relazione causale tra la presenza di BAFF (B Cell Activating Factor) e la induzione e il mantenimento di specifici disturbi tiroidei, in particolare della tiroidite di Hashimoto. Già nel 2012 Vannucchi (1) ha confermato l’importanza del BAFF nell’ipertiroidismo connesso alla malattia di Graves o alla malattia di Basedow, entrambe situazioni in cui autoimmunità e infiammazione si intrecciano a determinare il disturbo tiroideo. La relazione tra BAFF e alimentazione è stata definita da Lied (2) fin dal 2010 e il BAFF è attivato in modo importante dall’assunzione eccessiva o ripetuta degli alimenti. Il BAFF rappresenta quindi uno dei segnali di allarme che l’organismo attiva di fronte a un’alimentazione scorretta. Per capire come il BAFF possa agire nel facilitare la comparsa di una malattia autoimmune si deve ricordare che, come dice il suo nome in inglese, determina la proliferazione e l’espansione delle cellule B, i linfociti che si occupano della produzione di anticorpi. Quando una cellula di tipo “B” è attivata da un autoantigene (per esempio un enzima della tiroide, quindi un pezzo “self”), la cellula attiva, di solito, un processo di “autodistruzione” che la porta a dissolversi (apoptosi) per evitare di produrre anticorpi contro una parte del proprio organismo.
Alla presenza di una discreta quantità di BAFF, come avviene in caso di sistematica alimentazione scorretta, la cellula continua invece a proliferare e a espandersi, portando alla produzione di autoanticorpi che possono svolgere un’azione deleteria nell’equilibrio dell’organismo. Una cellula B attivata da autoantigeni, in presenza di elevati livelli di BAFF, anziché distruggersi, continua quindi a produrre autoanticorpi. Lavori del novembre 2015 di Campi e del gruppo di Beck-Pecoz (3) hanno identificato il BAFF come induttore della Tiroidite di Hashimoto, e questi stessi risultati sono stati confermati nel novembre 2016 dal gruppo di endocrinologi di Taiwan guidati da Lin (4) che ha evidenziato la stretta relazione tra tutti i tipi di tiroidite autoimmune e livelli aumentati di BAFF. C’è quindi una nuova strada per interferire anche sulle tiroiditi autoimmuni, attraverso una alimentazione personalizzata in senso antinfiammatorio che moduli efficacemente il livello di questa citochina.

1) Vannucchi G et al, J Clin Endocrinol Metab, May 2012, 97(5):E755-E759
2) Lied GA et al, Aliment Pharmacol Ther. 2010 Jul;32(1):66-73. Epub 2010 Mar 26)
3) Campi I et al, Thyroid. 2015 Sep;25(9):1043-9. Epub 2015 Aug 13
4) Lin JD et al, Clin Chim Acta. 2016 Nov 1; Epub 2016 Sep 8.

Attilio Speciani

I CHIROPRATICI NON CI STANNO: NO AL DECLASSAMENTO A PROFESSIONE TECNICA 

chiropratica declassamento

La chiropratica è una professione che viene considerata primaria a livello mondiale mentre in Italia, come succede sempre più spesso in questi ultimi tempi, è stata declassata a professione tecnica, scatenando le ire dei terapeuti del settore, con echi che escono dai confini italiani.
Prima di addentrarci nella annosa questione, è giusto spiegare cosa sia la Chiropratica; si tratta di una disciplina scientifica olistica che è in grado di curare le patologie neuromuscoloscheletriche, come mal di schiena, ernie e cervicale senza ricorrere a farmaci.

Quando si parla di eco internazionale, ci si riferisce ai più importanti professori delle università estere, che hanno fatto un vero e proprio appello al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin chiedendole di rivalutare ildeclassamento e di riconsiderare la scelta effettuata. I Paesi coinvolti in questa vicenda sono la Gran Bretagna, la Francia, l’Australia, la Danimarca, gli USA, il Sudafrica e il Canada; tutti affermano che la legislazione italiana è, sotto questo punto di vista, in forte contraddizione con quella estera, dove la professione del chiropratico viene considerata alla stregua di quella medica. Una vera e propria professione primaria.
La proposta di legge 244/07 prevedeva che i chiropratici venissero considerati dei medici a tutti gli effetti; l’attuazione della legge non è mai avvenuta; sono passati otto anni e la situazione si è capovolta. Con il decreto di legge firmatoLorenzin, la Chiropratica ha subito un declassamento e, a tal proposito, è stato organizzato un meeting di protesta a Montecitorioper ribellarsi a questa decisione. Il presidente dell’Associazione Italiana ChiropraticiJohn Williams, non ci sta e si fa portavoce di una richiesta che viene da tutti i paesi del mondo: un percorso formativo che non sia inferiore ai 5 anni, così come stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, e la realizzazione di un registro dei chiropratici per prevenire in questa maniera l’abusivismo.
La petizione online è stata lanciata; oltre alle richieste inerenti la formazione, viene sottolineato come questa professione non solo diminuisca i costi del sistema sanitario, non prevedendo l’uso dei farmaci, ma ottenga anche ottimi risultati sullaqualità della vita comprovati a livello internazionale da numerosi studi.
Sono state già raccolte 12000 firme di pazienti intimoriti di poter incontrare durante il loro percorso terapeutico falsi esperti del settore.
Questo ddl rischia di frantumare anche l’ipotesi di istituire un corso di laurea in territorio italiano; una della maggiori e più importanti Università americane, la Life University, aveva difatti comunicato l’avvio del primo corso di laurea a Roma a partire dal 2018 grazie ad un investimento corposo che avrebbe permesso ai chiropratici italiani di frequentare entro i confini un’università riconosciuta a livello internazionale. La diminuzione a 3 anni di formazione, rispetto allo standard mondiale dei 5-8 anni, fa tramare gli aspiranti chiropratici che temono così di veder sfumare il sogno del corso universitario in casa.

La fonte: La Repubblica

Medicina vibrazionale e campo energetico

Prendersi cura dell’uomo in chiave olistica significa considerarlo come un perfetto equilibrio di forze vibrazionali

Gioacchino Pagliaro – 13/08/2016 

Medicina vibrazionale e campo energetico

La cultura che condividiamo e le conoscenze di cui disponiamo ci consentono di creare la realtà in cui viviamo, di muoverci al suo interno, di pianificare le nostre scelte e di esercitare un controllo su di essa. Tutto questo rassicura e contribuisce a rafforzare la visione della vita come una realtà prevedibile e ordinabile entro certi vincoli, anche secondo le necessità dell’uomo che come è noto, sono finalizzate al soddisfacimento dei bisogni materiali e al possesso.
L’essere umano nel paradigma del materialismo scientifico è una entità bio-psico-sociale, è un organismo dotato di una mente che è epifenomeno del cervello ed è anche il risultato delle dinamiche psicologiche relazionali e sociali che ha avuto modo di sviluppare e di incontrare.
L’uomo vive all’interno di una dimensione materiale (di cui è in buona parte consapevole) che è al tempo stesso anche energetica e mentale (di cui non è assolutamente consapevole), dove materia, energie e spirito sono i componenti della stessa realtà. Il corpo umano non è solo una straordinaria comunità di cellule ma è anche l’energia e la mente che insieme non costituiscono tre realtà separate ed interagenti, ma un’unica entità dotata ditre dimensioni:

 

  • quella più facilmente visibile, l’organismo (in quanto costituito da energia molto condensata);
  • quella meno visibile, ma comunque rilevabile attraverso il campo elettromagnetico o bio-campo umano;
  • quella ancora più sottile, oggi difficilmente rilevabile se non si entra nel mondo della realtà dell’infinitamente piccolo, che è la mente.


Il campo energetico unificato o la mente universale

 


In altri articoli, in questa rivista, ho parlato della fisica quantistica nel quotidiano e della visione olistica dell’organismo e della mente: in questo vorrei fare il punto sull’attività elettromagnetica dell’organismo umano.
Le onde elettromagnetiche sono una combinazione di onde elettriche e magnetiche variabili, che si propagano nello spazio costituendo i campi elettromagnetici. Secondo le teorie di Maxwell, le onde elettromagnetiche si propagano nel vuoto alla velocità della luce ovvero a circa 300.000 km/s e sono dotate di una loro frequenza. Dalle frequenze dipende l’esito dell’interazione con la materia in quanto la sua energia può essere assorbita o può essere trasmessa. 
È facile quindi immaginare che siamo circondati e pervasi da campi elettromagnetici e fotoni, in cui circola l’informazione propria del sistema, quella della realtà circostante con cui il sistema interagisce e quella che preesiste e sottende ogni forma, che è senza inizio e senza fine: possiamo denominare questa informazione come Campo Energetico Unificato o Mente Universale
Allo stesso modo il campo elettromagnetico del corpo umano è costituito dall’insieme dei campi elettromagnetici dei nostri organi, sistemi e apparati, dagli interscambi energetici con le entità con cui interagisce, ed è pervaso da quelli della mente universale. Pertanto il termine bio-campo umano, usato da taluni, appare riduttivo, in quanto sembra ridurre il campo elettromagnetico dell’uomo solo ad una sommatoria dei campi elettromagnetici biologici, mentre essendo l’uomo una entità interconnessa ed interdipendente trovo più corretto denominarlo come sistema energetico mentale umano.
Questo significa che qualunque struttura fisica nell’Universo, compreso l’uomo, è dotato di una specifica configurazione energetica intimamente connessa con il macro sistema energetico di cui è parte: il Campo Energetico Unificato. 

Perchè questo interesse per la posturologia?

La ragione è molto semplice: perchè la Rieducazione Posturale Funzionale  Integrata (RPFI), pur partendo da un concetto prettamente funzionale dell’organismo, è in grado comunque di arrivare più in là, anche a  livello sintomatico, di tante altre discipline  manuali utilizzate dalla Medicina  clinica in alcuni quadri disfunzionali sempre più comuni.
Inoltre è la migliore strategia che oggi conosca per prevenire i quadri degenerativi muscolo-scheletrici ed articolari, ancora oggi considerati delle fatalità, o dovuti alla degenerazione legata all’età.

Patologie come le lombo-dorsalgie recidivanti della scoliosi nell’adulto, patologie dolorose della colonna cervicale, quadri recidivanti di dolore miofasciale gluteo o degli extra- ed intra- rotatori dell’anca, quadri di recidiva di conflitti disco-radicolari lombari e cervicali, sono solo alcune delle patologie che trovano sollievo duraturo dalla riprogrammazione neurologica con le tecniche dell’RPFI.

Ci vorranno sicuramente ancora anni prima che le mie affermazioni trovino conforto scientifico.

Nei prossimi mesi spero che vengano contributi di casi clinici in questa materia